Con il quinto ed ultimo incontro, “La gestione del conflitto come via alla pace”, guidato dal prof. Marco Maggi e svoltosi venerdì 15 maggio presso la Parrocchia Nostra Signora di Lourdes a Sorrento, si è concluso il corso di aggiornamento IRC.
È stato un pomeriggio ricco di riflessioni e, come lo stesso relatore ha auspicato, volto a fornire domande e non risposte. Ed è forse stato questo lo scopo dell’intero corso di aggiornamento di quest’anno: “insegnare” agli insegnanti che non si possono avere delle risposte preconfezionate per tutto, anzi, le risposte talvolta non si possono avere in nessun caso. La via della pace si costruisce mettendosi in ascolto dell’altro, nasce nella relazione e nel dialogo e, come ci ha suggerito la toccante riflessione condotta nel primo incontro di aggiornamento dalla prof.ssa Donatella Abignente e da don Catello Imperato, oggi più che mai è indispensabile “reinventarsi” per essere da modello alle nuove generazioni. Quante volte infatti da docenti commettiamo l’imprudenza di identificare il nostro io e il nostro vissuto con la vita di chi abbiamo di fronte: in questo modo sembra che le risposte che abbiamo dedotto dalla nostra esperienza possano essere efficaci per tutti.
Il compito del docente è quello di essere un ispiratore, non un supereroe. Lo stesso Gesù si avvaleva della strategia comunicativa della parabola per lasciare la platea libera di interrogarsi interiormente e di riflettere sull’andamento della propria esistenza, senza renderne esplicita “la morale”, proprio perché ognuno, ascoltando, potesse cogliere il messaggio più adatto per se stesso. L’argomento della lettura critica della realtà ritorna nel secondo incontro, con il prof. Sergio Ventura, che ha sottolineato più volte, durante il suo interessante commento alla nuova Nota pastorale della CEI sull’IRC, l’importanza di mantenere alta la capacità di analizzare e valutare le informazioni focalizzandosi sull’esperienza diretta con l’alunno, in tutto il suo contesto. La stessa interpretazione che ci ha proposto della Nota pastorale mette in evidenza come noi docenti, impegnati concretamente nell’ambito educativo, siamo chiamati ad adottare la modalità pedagogica dell’ascolto per essere preparati ai veri bisogni degli studenti.
Ancora una volta l’andamento del corso ci porta dolcemente ad una riflessione: siamo educatori e come la stessa etimologia del termine ci suggerisce, siamo chiamati a portare fuori tutte le potenzialità che già posseggono i nostri alunni. Tutto ciò che ci compete (e non è poco!) riguarda l’esempio, la mediazione e la presenza, come ci ha suggerito nella sua relazione Padre Paolo De Giacomo, eremita di città: ognuno di noi, specie i bambini e i giovani, hanno bisogno di costruire la propria dimensione, inseguire e conseguire la personale shalom, intesa come pace, ma anche nel senso più profondo come completezza, integrità, benessere e armonia. Questo ci augura Gesù dicendo “Pace a voi” e questo è quello che bisogna augurare ai nostri ragazzi, dando loro i giusti mezzi per un sano e costruttivo confronto, perché la via della pace non può avere un’unica soluzione che vada bene per tutti. Il docente di religione è chiamato a farsi mediatore di pace nel suo significato più profondo, che lo eleva ad una responsabilità ben precisa: non quella di indicare una strada, ma di accompagnare chi lo circonda a trovare la propria.
Per un compito così importante come bisogna porsi? Cosa rimane a noi IdR al termine di questo percorso? Nel mio caso, ho raccolto con piacere tutti questi stimoli con la speranza che possano “portare frutto” accrescendo le mie competenze professionali e personali. Il mondo è in un continuo mutare, bisogna mantenersi, appunto, sempre aggiornati. Ma l’aggiornamento vero deve partire prima da noi stessi, dal nostro modo di vivere le emozioni e di codificare quelle altrui, perché è da come ci relazioniamo con gli altri che dipende l’efficacia del nostro agire. Nel penultimo incontro, infatti, Don Alfonso De Gregorio ci ha illustrato l’importanza della sfera emotiva, mettendo in luce gli aspetti più significativi del sentire umano e invitando ognuno di noi a gestire bene le nostre emozioni per ricoprire correttamente il nostro ruolo di mediatori (non psicologi!) captando al meglio i segnali di bisogno che provengono dal nostro ambiente lavorativo.
Avere gli strumenti per essere strumenti: un simpatico gioco di parole che mi riporta a Gesù che chiama “beati” gli operatori di pace, coloro che si adoperano, appunto, per dare il loro contributo alla costruzione di una realtà migliore. Sembra utopico, e forse lo è, ma il prof. Maggi ci ha illustrato tante strategie interessanti (che a mio parere andrebbero approfondite) proprio per far fronte all’azione più essenziale per garantire la pace: la gestione del conflitto. Si tratta di una sfida grande che dobbiamo affrontare con noi stessi e con gli altri, ma anche che dobbiamo aiutare gli altri ad attraversare. Ogni scontro, infatti, ha origine da un disaccordo dovuto a vari fattori quali incomprensioni, valori diversi, equivoci, cause ambientali, credenze ecc., per cui spesso la discussione porta ad un’escalation che ha come fine ultimo il prevaricare sull’altro. Il prof. Maggi ci ha spiegato che la corretta gestione di questa fase permette di evitare che il contrasto sfoci nell’imposizione, ci ha fatto molti esempi sui vari tipi di reazione che si possono avere nei confronti del conflitto ed è stato molto coinvolgente vedere come lo stesso professore si avvalga di strumenti molto interessanti (filmati tratti dal mondo del cinema, testi, giochi da tavolo ecc.) per la formazione su questa tematica. Un compito arduo, trasversale, che richiede impegno e studio, ma soprattutto la volontà di mettersi in gioco, passo dopo passo, per costruire la via della pace. Sicuramente bisogna allenarsi tanto per entrare in quest’ottica, ma le basi sono state gettate per un’attenta riflessione. E il corso, personalmente, mi ha portato, incontro dopo incontro, a rivedere degli schemi che ritenevo adeguati ma che forse devono appunto aggiornarsi. E sono sicura che in ognuno di noi ha smosso lo stesso desiderio di rimettersi in discussione.
Dio solo può dare la pace; tu però puoi seminare l’unione… abbiamo pregato e credo che possa essere a pieno titolo il senso di tutto il nostro percorso.
di Emmanuela Rapicano






